La procedura per fornitura, installazione e manutenzione dei parcometri e delle casse automatiche per i parcheggi con sbarra, pubblicata dal Comune di Chiavari, difetta in trasparenza e contiene parecchi errori grossolani. 
Lo denunciano i gruppi consiliari Noi di Chiavari e Chiavari Sempre al Centro, attraverso un’interrogazione urgente con richiesta di risposta scritta.

I consiglieri Roberto LevaggiDaniela ColomboSilvia Garibaldi e Sandro Garibaldi elencano punto per punto le criticità del documento, scrivendo sia al Sindaco che al Segretario Generale del Comune.

Secondo le minoranze, la procedura manca di trasparenza perché non viene indicato «un dato finanziario integrato per tutte le modalità di servizio (parcometri, strutture a sbarre e app mobili)»; perché «manca lo schema di contratto»; perché non si indica «come vengano attribuiti i giudizi per ogni aspetto qualitativo richiesto»; perché «nel bando non è indicato il numero dei componenti la commissione giudicatrice e la loro professionalità».

Inoltre, la procedura non rispetta le leggi in vigore in quanto «il rapporto qualità/prezzo deve essere indicato con un tetto massimo del 30%, mentre nel bando in oggetto si è invece fissato il 35%»; non è stato incluso il documento “Progetto di gara”.

Infine, si nota come il bando preveda la fornitura di un server. Ci si chiede come mai «non si è invece previsto un server virtualizzato accessibile con opportune password da più operatori (Vigili-Ragioneria) e collegato con un ufficio della Finanza come avviene in molti Enti. Tutto ciò per maggiore trasparenza e per evitare anomalie ed ammanchi sugli incassi (quasi sempre cash)».

Come sempre, «questa amministrazione procede con superficialità. Si vede che la fregola di piazzare qualcuno nella poltrona promessa è più importante rispetto a fare le cose per bene. Siamo certi che qualsiasi concorrente potrà impugnare una gara di questo tipo, prodotta con errori così abnormi. Il risultato? I tempi si allungheranno, e con essi le ipotesi di frazionamento e agevolazioni per i residenti. Di Capua e soci lavorano un tanto al chilo, pensano solo alla bramosia di potere di qualche bottega e chi ne paga le conseguenze negative sono tutti i chiavaresi».